NEWS > 17 luglio 2026
Gli Stati Uniti si confermano uno dei mercati di riferimento per dimensioni e possibilità di crescita, mentre l’area EMEA richiede strategie sempre più attente alle specificità locali. Parallelamente, Cina e Medio Oriente si stanno affermando come nuovi centri di innovazione, creatività e influenza culturale. Dai CosmoTalks di Cosmoprof Worldwide Bologna 2026 emerge un’industria multipolare, nella quale trend, prodotti e modelli di business si muovono ormai in molteplici direzioni.
La geografia internazionale del beauty sta attraversando una profonda trasformazione. I mercati non sono più soltanto destinazioni commerciali per prodotti e strategie sviluppati altrove, ma stanno diventando ecosistemi capaci di generare innovazione, interpretare i nuovi comportamenti dei consumatori e influenzare l’evoluzione dell’industria globale.
Questo è stato uno degli scenari principali analizzati durante i CosmoTalks di Cosmoprof Worldwide Bologna 2026 dedicati a Stati Uniti, area EMEA, Cina e Medio Oriente. Pur presentando opportunità e sfide differenti, questi mercati conducono a una medesima conclusione: non esiste più un unico modello di crescita internazionale.
Per espandersi oltre i propri confini nazionali, le aziende devono coniugare un’identità globale chiara con una conoscenza approfondita delle culture locali, delle diverse generazioni, dei canali distributivi e delle aspettative dei consumatori.
Gli Stati Uniti continuano a occupare una posizione centrale nell’industria cosmetica globale. Durante il CosmoTalk “Beauty retail USA: il mercato usa, strategie e dinamiche in un mondo interconnesso”, Circana ha presentato una prospettiva macroeconomica sullo stato attuale del mercato beauty statunitense, mettendolo a confronto con i principali mercati internazionali. Circana monitora mercati che rappresentano circa il 75% del PIL globale e stima che, all’interno di questo perimetro, il settore beauty valga oltre 200 miliardi di dollari. Nei mercati analizzati, gli Stati Uniti rappresentano circa il 50-60% delle vendite, a seconda che l’analisi riguardi esclusivamente il segmento prestige oppure l’insieme dei segmenti prestige e mass market. L’Europa rappresenta circa il 20-25% delle vendite monitorate.
La resilienza del mercato statunitense è sostenuta da una composizione relativamente equilibrata tra make-up, skincare e fragranze, che consente alla crescita di una categoria di compensare eventuali rallentamenti temporanei delle altre. L’hair care, pur avendo dimensioni più contenute in termini assoluti, è emerso come uno dei comparti più dinamici. Anche la struttura distributiva costituisce un elemento di forza. Il mass market mantiene un ruolo dominante, affiancato da e-commerce, retailer specializzati nel beauty e social commerce. La crescita del digitale non ha tuttavia ridotto l’importanza dei punti vendita fisici: circa il 65% degli acquisti beauty negli Stati Uniti avviene ancora in negozio, rispetto al 35% effettuato online. Per make-up e fragranze, la quota del retail fisico supera il 75%, a conferma della persistente rilevanza della prova del prodotto, dell’esperienza sensoriale e della consulenza.
La Generazione Z offre un’indicazione particolarmente significativa. Nonostante sia la generazione maggiormente connessa sul piano digitale, è più propensa di qualsiasi altra fascia d’età ad acquistare esclusivamente nei punti vendita fisici. Rapidità e comodità rimangono importanti, ma lo sono altrettanto l’interazione sociale, la possibilità di sperimentare e il contatto diretto con i prodotti.
Il mercato statunitense evidenzia quindi una dinamica sempre più omnicanale. La scoperta del prodotto, i contenuti sui social media, le recensioni online, la prova e l’acquisto possono avvenire su piattaforme differenti all’interno dello stesso customer journey. Entrare negli Stati Uniti significa confrontarsi non soltanto con un mercato dalle dimensioni eccezionali, ma anche con consumatori che si muovono con naturalezza tra esperienze fisiche e digitali.
Se gli Stati Uniti rappresentano la scala, l’area EMEA mette in evidenza la complessità dell’adattamento. Europa, Medio Oriente e Africa riuniscono contesti economici, demografici e culturali che non possono essere affrontati attraverso un’unica strategia. Secondo i dati NielsenIQ presentati durante il CosmoTalk “Visione globale, strategia locale: il successo dei beauty brand nell’area EMEA”, soltanto il 17% dei consumatori della regione dichiara di poter spendere liberamente. La percezione del valore sta quindi diventando un fattore determinante nelle decisioni di acquisto. Ciò non significa necessariamente ricercare il prezzo più basso: i segmenti premium e luxury continuano a offrire opportunità, purché i benefici, gli ingredienti, le performance e le motivazioni alla base del posizionamento di un prodotto siano comunicati con chiarezza.
I consumatori sono inoltre sempre più informati e valutano i prodotti in base all’efficacia e alla capacità di rispondere a un’esigenza specifica, senza affidarsi esclusivamente alla notorietà del brand. Le differenze più rilevanti riguardano la struttura generazionale dei singoli mercati. In Italia, i baby boomer rappresentano attualmente la fascia che spende maggiormente nel beauty, mentre la Generazione X dovrebbe assumere il primato nel corso del prossimo decennio. In Egitto, la Generazione Z costituisce il pubblico con il maggiore potenziale, mentre in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti la domanda è sostenuta principalmente dai millennial.
Anche i canali di scoperta e di acquisto variano sensibilmente. In Italia le farmacie mantengono un ruolo strategico, mentre in altri mercati esercitano una maggiore influenza il social commerce, i creator, il livestreaming e l’e-commerce. La localizzazione deve quindi andare ben oltre la semplice traduzione delle campagne e comprendere prezzi, distribuzione, linguaggio, riferimenti culturali e modalità di coinvolgimento dei consumatori. La coerenza globale resta fondamentale, ma non deve tradursi in uniformità. I brand devono preservare una promessa riconoscibile, adattandone al contempo l’espressione ai codici e alle aspettative delle diverse comunità. L’ingresso in un nuovo mercato diventa quindi un processo di ascolto, sperimentazione e progressivo adattamento.
Con un valore prossimo ai 75 miliardi di dollari, la Cina è oggi il secondo mercato beauty al mondo. La trasformazione più significativa riguarda tuttavia il rafforzamento dei brand nazionali, che stanno passando dal ruolo di interpreti dei trend internazionali a quello di protagonisti nella ricerca, nell’innovazione di prodotto e nella sperimentazione di nuovi modelli retail. Secondo i dati Statista presentati durante il CosmoTalk “C-Beauty breakthrough: i nuovi protagonisti che sfidano i giganti in Cina e nel mondo”, la quota di mercato dei brand beauty cinesi è passata dal 53% nel 2023 al 57% nel 2025. Nello stesso periodo, il numero di nuovi ingredienti cosmetici registrati è aumentato dai sei del 2021 agli 80 rilevati nel solo primo semestre del 2025. Oltre l’80% di queste innovazioni è stato sviluppato a livello nazionale.
La crescita della C-beauty è sostenuta dagli investimenti in ricerca e sviluppo e da una base di consumatori giovane, digitale e altamente informata. La comunicazione scientifica ha assunto un ruolo centrale: ingredienti, meccanismi d’azione, efficacia e salute della pelle nel lungo periodo vengono approfonditi attraverso contenuti capaci di rendere accessibili concetti complessi. Il 78% degli acquisti beauty in Cina è inoltre legato a occasioni, esigenze e scenari di utilizzo specifici, più che al semplice riacquisto di un prodotto terminato. Il beauty viene interpretato sempre più come un rituale, una forma di cura di sé e uno strumento di espressione personale.
Di conseguenza, il retail si sta trasformando da ambiente prevalentemente transazionale a spazio dedicato alla scoperta. Assortimenti che combinano brand affermati e marchi di nicchia, ambienti immersivi, contenuti editoriali e raccomandazioni personalizzate contribuiscono a stimolare la curiosità dei consumatori. La fiducia viene poi costruita attraverso performance, trasparenza e coerenza nei diversi punti di contatto. L’integrazione tra canali online e offline rimane una delle principali sfide per i brand internazionali. Punti vendita fisici, social media, e-commerce e politiche promozionali devono comunicare un posizionamento coerente, evitando che il prestigio costruito attraverso un canale venga indebolito dalle strategie adottate su un altro.
Per i brand cinesi, la prossima fase sarà rappresentata dall’espansione internazionale. Capacità produttiva, ricerca scientifica e qualità dei prodotti costituiscono una solida base competitiva, ma lo sviluppo di una presenza globale richiederà anche conoscenza dei canali locali, adattamento culturale e investimenti di lungo periodo.
Anche il Medio Oriente sta ridefinendo il proprio ruolo nell’industria cosmetica, passando dall’essere un mercato di destinazione a diventare un centro di influenza culturale, creativa e imprenditoriale. Il primo messaggio emerso dal CosmoTalk “Medio Oriente: i nuovi power brokers del beauty” riguarda la necessità di superare una visione uniforme della regione. Demografia, lingue, canali distributivi e comportamenti dei consumatori variano in modo significativo tra Paesi e città. Le decisioni non possono più essere prese esclusivamente dalle sedi centrali internazionali, senza una conoscenza diretta del territorio. Strategie, assortimenti e comunicazione devono essere sempre più spesso sviluppati o adattati all’interno della regione stessa.
L’influenza mediorientale è particolarmente evidente nel settore delle fragranze. L’oud ha rappresentato soltanto la prima fase di un processo più ampio, che ha contribuito alla diffusione globale di profumi più intensi e persistenti, della tecnica del layering e del cosiddetto “guardaroba olfattivo”: collezioni di fragranze selezionate in base alle diverse occasioni, agli stati d’animo e ai momenti della giornata. In uno scenario sempre più competitivo, il successo dipende dalla capacità di offrire prodotti distintivi, storytelling autentici, una solida strategia digitale e social, un’esperienza cliente di elevata qualità e una collaborazione efficace tra brand, retailer e distributori.
Nonostante le persistenti sfide geopolitiche e logistiche, il settore ha inoltre dimostrato una notevole resilienza, sostenuta da una popolazione giovane, da un ecosistema imprenditoriale dinamico e da consumatori che continuano a considerare il beauty una fonte accessibile di benessere e gratificazione personale. Brand, creativi e professionisti locali non si limitano più a interpretare trend provenienti dall’estero, ma contribuiscono attivamente a definirli e a portarli sui mercati internazionali.
I CosmoTalks hanno delineato un’industria sempre più multipolare. Gli Stati Uniti mantengono un ruolo decisivo in termini di volumi e possibilità di crescita; l’area EMEA dimostra che lo sviluppo dipende dalla capacità di comprendere le differenze; la Cina sta trasformando ricerca, digitalizzazione e retail in fonti di leadership; il Medio Oriente sta convertendo il proprio patrimonio culturale in una forza creativa globale.